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Eleonora Sasso "The harmony of the colours was perfect" : isotopie cromatiche in News from Nowhere
Affidandosi al proprio sguardo di decoratore, depositario della visione ruskiniana delle arti minori, laddove il valore dequalificato dell'industria riacquista una dimensione etico-conoscitiva, Morris cerca di superare le aporie assiologiche del suo tempo, in cui a prevalere sono la decadenza del gusto e la perdita della spiritualità del lavoro. In questo senso, dietro lo stile artigianale degli arazzi, i tessuti, le carte da parati, le vetrate, le stampe, si cela una visione ermeneuticamente dinamica e complessa, velata da un manierismo medievale che getta non poca luce sulla centralità sociale dell'arte. Vero è (68) che, nel suo modus operandi da pittore radicale, non già autore dei disegni, ma esecutore di motivi floreali di elevato valore estetico, scorgiamo l'ideologia formativa che attraversa tutta la sua produzione. È proprio in questa fuga dalla raffigurazione umana su tela, quasi nel tentativo di annullare il primato di quella tipologia femminile preraffaellita immortalata da Dante Gabriel Rossetti nell'immagine di Jane Morris, forse anche intesa come terapia sentimentale per lenire il dolore di un uomo tradito nel più intimo dei suoi affetti, che il cromatismo si pone come una sorta di alternativa alla paralisi dell'animo umano:
La chiave interpretativa di tale enunciazione è inscritta nei segmenti "il colore è una forza creatrice. Egli sa quanto il colore agisca la materia, quanto sia, in realtà, una vera e propria attività della materia", i quali, oltre a porre l'accento sul carattere vitale della pittura, mostrano come l'iterazione incalzante dei lessemi "colore" e "materia" produca un effetto di circolarità tautologica che dà risalto a una compenetrazione lessicale ontologicamente significativa. A questa contiguità ideologica corrisponde una transizione cosmologica che mette a nudo il carattere totalizzante del colore atto a dar vita a un'alchimia pittorica per la sua innata propensione a rendere animato l'inanimato. Alla luce di questa considerazione, è chiaro come la modalità in cui il colore s'inscrive nel dettato artistico morrisiano vada ben oltre il mero piacere estetico dell'arte volta a: "[...] make our streets as beautiful as the (69) woods, as elevating as the mountain-sides [.. .]" , in quanto il cerchio cromatico del preraffaellita — fortemente variegato per la presenza di tinte analoghe (blu e verde), nonché di colori complementari (rosso e giallo-oro) tra cui compare anche il tricromo grigio e gli altri due cosiddetti non colori (bianco e nero) — acquista un'elevata pregnanza simbolica . Per l'immaginazione decorativa morrisana, l'unica coerenza possibile è quella della Truth to Nature nel cui orizzonte estetico trova attualizzazione un tipo limitato di verità, facendo corrispondere a tale rappresentazione la trasposizione esatta e precisa del dettaglio botanico, la possibilità di pervenire a un disegno unitario dalla fedeltà microscopica. Al pieno rigoglio delle tonalità verde e blu presenti nelle sue Tapestries (The Tree of Life; The Woodpecker; Strawberry Thief Chintz), derivate dalla profonda conoscenza della fauna e flora inglese, corrispondono i monocromi, o per meglio dire, i suoi Wallpapers (Trellis; Pimpernel) a bassa saturazione, dalle tinte quasi indistinguibili, ove a dominare sono i bianchi assoluti che nella pratica della pittura di luce postulano la trascendenza, l'estraneità rispetto alla vita corporea. A contraddistinguere la tecnica definita Stained Glass — peculiarità del Gothic Revival — vi è un linguaggio iconico caratterizzato dalla profusione di colori puri, in particolare dall'opposizione colori caldi/colori freddi, vale a dire lastre di colore dominate da tinte rosse e gialle vs. tinte blu, che si offrono come immagine visibile dell'ambiguazione cromatica morrisiana, intese come un modo di tornare all'artigianato medievale . E se prendiamo in considerazione l'unico dei dipinti a olio eseguiti da Morris, Guinevere (1857), conosciuto anche come La Belle Iseult, in cui molto significativamente Jane Burden viene raffigurata sotto le spoglie della consorte di re Artù, non possiamo fare a meno di registrare come alla peculiarità della tavolozza preraffaellita (il bianco e il rosso del vestito si stagliano contro il nero dello sfon(70)do) faccia eco una altrettanto peculiare operazione di transcodificazione. A livello evenemenziale, il dipinto mette in scena l'isotopia del tradimento perpetuato da Ginevra, evidente nel letto disfatto davanti al quale la regale figura si erge lasciva, turbata nei lineamenti, come se un moto interiore la pervadesse finanche nell'estremità del suo corpo, quelle mani non totalmente candide, come non essenzialmente puro è il vestito bianco striato di rosso, che inermi stringono i lembi della cintura non ancora allacciata, quasi a voler trovare in quei gesti ripetitivi una risposta al dilemma che l'attanaglia. Da questa angolazione, dietro il valore espressivo del cromatismo metonimico messo in scena da Morris, teso a veicolare una risposta emotiva immediata relativa alla disamina del bianco purificatore e del rosso passionale, nonché di un nero che incombe come una minaccia e che tende a dislocare i suddetti colori su un piano più vicino all'osservatore per via del grado zero della sua intensità luminosa, si cela un complesso reticolo di suggestioni simboliche connesse all'evocazione di una gamma cromatica ben lontana dall'essere casuale. 2. In questa prospettiva le modalità compositive poliedriche e cangianti morrisiane portano con sé, in superficie, il primato della materia pittorica — il colore ha un referente esatto nell'orizzonte cosmologico. Si tratta di una raffigurazione artistica archetipica basata su costrutti tipologici propri del simbolismo alchimistico, secondo una tradizione che, soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento, rende ancora più evidente l'emergenza di un codice esoterico dominante, in stretta relazione dialogica con i paradigmi perturbanti dell'occultismo . In questo caso è nelle parole di Bachelard che, grazie all'equazione pittore=alchimista, vediamo drammatizzato l'atto creativo in termini di raffigurazione artistica geniale:
Se è giusto dire che il fine ultimo dell'alchimista è quello di trasmutare la materia, e quindi i metalli di base in oro, va anche osservato che, quasi in un estremo slancio immaginativo, viene ipotizzata, sia pure fuori da quel contesto, una qualche sintesi dell'opus rimessa in moto dal pittore, facendo della colorazione la sua materia prima. E non è un caso che Morris, quale homo faber vittoriano per eccellenza nel suo attualizzare una poetica visuale di matrice goethiana , rappresenti in News from Nowhere una cornice utopica intrisa di una cromia squillante, con un chiaro rinvio a una significazione archetipica messa in scena dal prevalere degli elementi acqua, aria e fuoco. Secondo un'ipotesi di lettura eraclitea , ai quattro stadi della procedura alchemica (terra, ac(72) qua, fuoco e aria) corrispondono tre colori — nigredo (nero), albedo (bianco) e rubedo (rosso) —, una trinità simbolica dai risvolti psicologici, auspicabile per via della asistematicità insita nella trasformazione chimica. Ad adempiere la fase iniziale troviamo la nigredo, che rimandando alla separatio degli elementi, come anche all'idea di putrefactio dovuta alla fusione antitetica tra uomo e donna, rafforza il prototipo dell'immagine del caos primordiale. Di qui una fenomenologia del battesimo iniziatico che vede l'acqua svolgere la funzione di albedo mirante ad esplicitare la reductio ad unum di tutti i colori. È questa la prima tappa visionaria che iperrealizza la condizione argentea, e nel contempo evoca l'immagine della luna, a cui fa seguito la dinamica ciclica della rubedo: essa è il risultato del calore del fuoco che risolve nella sua combustione chimica la fusione del rosso e del bianco, delle polarità maschile e femminile. Seppur non omologabile a tale iter alchemico, il cromatismo evocato in NN non solo risulta equivalente per quel che riguarda le suddette tonalità, ma manifesta in sé una estetizzazione della funzionalità del processo alchemico che in termini junghiani è visto come "a work of reconciliation between apparently incompatible opposites" . Più precisamente, il nero, il bianco e il rosso, si danno, rispetto alla coppia antinomica maschile/femminile, come momento di sintesi alchemica che reca inscritta l'assimilazione di dualità concettuali di esperienza. Di qui la transizione che, collocandosi sotto il segno di una fisiognomica utopica, va dal nero metonimico dei capelli di "[...] a man of about forty; tall, black-haired, very kind-looking and thoughtful [...]" (NN, p. 188, miei i corsivi) al polo femminile di "[...] a tall strong girl, black-haired and gypsey-like of face and curiously solemn of manner [...]" (NN, p. 197, miei i corsivi). D'altro canto, anche la campitura cromatica del bianco, afferente al campo semantico del vestiario, sembra esperire una funzione androgina nella gender relation fin qui istituita, una sorta di matrimonio alchemico che si espleta nell'uso indifferenziato del noncolore nei sintagmi "[...] and you under your gown as white as (73) privet [...]”(NN, p. 163, miei i corsivi), "[...] Dick was also handsomely dressed in white flannel prettily embroidered [...]" (NN, p. 168, miei i corsivi). Emblematico è in questa direzione il processo di non-disgiunzione dell'antitesi uomo/donna attuato dal rosso (rubedo) che chiama in causa una relativizzazione dei parametri estetico-comportamentali nel quadro assiologico di valenza euforica in cui a dominare è l'ideale del bello. Si prenda in esame il segmento estratto dal Capitolo III:
Il brano mette in chiaro il nesso che il lessema red stabilisce tra femminilità e bellezza, o se si vuole, tra labbra e petali di rose, insistendo su similitudini sineddochiche ("her skin was as smooth as ivory"; "her lips as red as the roses") che corroborano l'ipotesi di un modello assiologico inscritto nel tema dell'estetica cromatica. Non diversamente dalla dinamica dualistica fin qui espletata dalla valenza mediatrice dei due predetti colori, anche per il rosso si dà una formula alchemica che trova il suo naturale esito in una rappresentazione lessematica della sintesi delle potenze del principio femminile/principio maschile . In particolare, non possiamo fare a meno di registrare come l'espressione "her lips as red as the roses" faccia luogo alla metaforizzazione fruttifera di stampo salutista "his healthy apple-red cheek" (NN, p. 183) che consente una esatta esemplificazione della fusione deittica sessuale connotata positivamente e ipostatizzata nella concretezza figurativa del rosso. Paradossalmente, la prima materia o lapis invisibilitatis non assume un ruolo di primo piano nella contestualizzazione di NN e per di più l'oro, quale paradigma centrale dell'excursus sintetico, lontano dall'essere aurum vulgi, diventa un mero strumento di (74) fine arte decorativa. Se interpretiamo la scarsa presenza di tale tintura come fallimento della congiunzione delle sostanze lunari e solari, comprendiamo subito che la matrice mistico-esoterica del metallo prezioso viene soppiantata dalla sua determinazione formale del bello, insieme al senso edonistico dell'arte volta a dare piacere in termini wildiani. Ed è proprio su questo punto che notiamo l'escamotage diegetico messo in atto da Morris, rintracciabile nella tensione euforica che attraversa, significativamente, la descrizione attanziale di Boffin, in cui a prevalere è l'isotopia semantica dell'estetismo, l'idea di una ricercata eleganza, seppur connessa alla depauperata condizione sociotematica dello spazzino, che implica il recupero di una raffinata bellezza, una dignità del vivere quotidiano:
L'icona dominante è quella costituita dall'intersezione semica di luminosità e eleganza, laddove l'occorrimento delle forme aggettivali "flash" e "gleam" sono volte a suscitare una qualificazione visiva in stretta correlazione alla dimensione decorativa del "surcoat", il quale si configura come perno prismatico di un'enunciazione iperbolica che fa leva sulla similitudine aurea di derivazione cavalieresca. Il passo svolge una funzione cromaticamente rilevante — esso sancisce sia la centralità dell'oro, inteso come catalizzatore di sensibilità estetica, sia la valenza medievale (75) delle immagini, in quanto rifugio epistemico dall'abbrutimento disumanizzante dell'industria. Al tempo stesso, la particolare raffigurazione di un oggetto di vita quotidiana, quale la pipa, che si presenta come un principio della visione del mondo morrisiano, stabilisce in modo quintessenziale l'inevitabilità del nesso oro/ bellezza, cioè un'unione organica predefinita relativa a qualsivoglia attualizzazione assiologica ("[...] a big-bowled pipe [...], carved out of some hard wood very elaborately and mounted in gold sprinkled with little gems", NN, p. 73). In questa prospettiva, l'esperienza visiva del colore oro in funzione decorativa costituisce un paradigma estetico, essendo ormai elemento ornamentale privo della modellizzazione trascendentale bizantina e, a dire il vero, senza nessun valore apocalittico e/o alchemico, così come viene inteso da Frye che rimanda a una "close association between the purifying of the human soul and the transmuting of the earth to gold, not only literal gold but the fiery quintessential gold of which the heavenly bodies are made" . 3. In NN, ad essere collocata in primo piano non è soltanto la complessità simbolica di una lettura ermeneutica di natura alchemica, ma anche la fecondità semantica di quei colori topici, in parte registrati in un procedimento teso a restringere l'ambito di focalizzazione ideologica. Quello che si spalanca dinanzi agli occhi del lettore è un microcosmo idilliaco, ove si rilevano i campi semantici contigui della gioia, bellezza e fertilità naturale, attualizzati nelle categorie sensoriali del blu, rosso e verde e che stabiliscono le coordinate euforiche di questo mondo altro. Nella sua organizzazione topologico-attanziale, NN stabilisce un disegno armonico mirante a mettere in scena la transitività tra uomo e natura, nonché il binomio città / campagna, grazie a una mo-dularità cromatica a partire dalle vesti medievali che si confondono con il rigoglio della vegetazione circostante. Ne consegue che dal punto di vista dell'isotopia del blu, il testo risulta fortemente marcato da una prevalenza di gradazioni luminose che (76) modellizzano simbolicamente l'esuberanza descrittiva dei personaggi collocandosi in continuità cromatica con la natura. Ciò che si delinea è una traiettoria gerarchica che, come si è già indicato, ripercorre strategicamente diversi stadi di saturazione culminanti in una vera e propria dissolvenza del blu le cui tappe sono puntualmente indicate nel testo: dark blue cloth (NN, p. 47) > bright blue river (NN, p. 170) > a slim girl dressed in light blue silk (NN, p. 198) > pale blue in most places (NN, p. 204) > a soft blue line (NN, p. 219). Tale articolazione chiaroscurale ribadisce la liminalità di un colore evolutivo e in pari tempo rivela in modo inconfutabile la vitalità e l'armonia evocata dalla connotazione positiva delle immagini fondate sulla forza pittorica della scrittura morrisiana. È quest'ultima dimensione dialogica — quella misurabile dalla identificazione del cielo con una volta celeste "so vast and full of light that it did not in any way oppress the spirits" (NN, p. 204) — a rinviare all'armonia e slancio verso l'alto che il blu riesce a postulare. Se ne deduce che dietro la rappresentazione dell'abbigliamento dei personaggi, sia maschili sia femminili, come tropo della personificazione naturale, lo scrittore cerca di esemplificare i paradigmi estetici preraffaelliti, dimostrando di preferire il blu agli altri colori, capace di cogliere la vera essenza della natura come nessun altro può fare. Si determina in tal modo un effetto di specularità cromatica che risulta costituito da una imagery medievale attinente all'aspetto delle rimarchevoli figure attanziali e, a sua volta, dall'universo figurativo degli archetipi naturali (acqua e cielo). Rilevando proiezioni vivaci e brillanti della pienezza naturale, Vita Fortunati ha parlato di NN come utopia esemplare di città-giardino in cui la consueta antinomia topologica vittoriana (77) viene smentita con il momento tematico sociale: "Nel 'nowhere' morrisiano, non esistendo più alcuna differenza tra il contadino e colui che abita in città, si stabilisce una fusione armonica tra città e campagna" . In questa mancata antitesi spaziale, come elemento di non-disgiunzione tra i due sottoinsiemi (IN/ES), s'impone l'isotopia cromatica del verde che, specialmente nel Capitolo VIII, configura uno dei modelli più complessi della partizione dello spazio culturale di Lotman, ove appunto la città (IN) risulta essere parte della campagna (ES):
L'immagine di un locus amoenus naturale, in cui viene a trovarsi il protagonista William Guest in compagnia del battelliere Dick, va inteso come commistione del mondo chiuso della città ("lane"; "building"; "highway"; "pillared portico") con il mondo della natura ("gardens"; "a wide space of greenery"; "trees"), conferendo a Nowhere una connotazione sia affettiva, inclusa nel segmento "quite familiar to me", sia sublime per via dello scenario capace di lasciare Guest senza fiato ("It rather took my breath (78) away"). Nell'ottica morrisiana non vale più il binomio oppositivo città I campagna proprio perché lo scarto tra i due campi antinomia è così lieve da non consentire una esatta delimitazione dei loro confini — il verde non solo appare come strategica mise en abyme dell'armonia utopica, ma esperisce una funzione mediatrice seppur non evocato direttamente in qualità di colore. Risulta più che evidente la coesione semantica che investe le prime righe, una spazializzazione che presentando gli elementi del paesaggio circostante in un movimento graduale dall'intreccio visuale di natura e città (narrow lane between the gardens) alla climactica rappresentazione solipsistica del verde convergente verso l'inaspettata qualificazione architettonica del portico colonnato londinese (space of greenery, pillared portico), culmina nella spettacolarizzazione del British Museum, ancora spazio-temporale utile a sancire l'importanza che assume l'effetto straniante del verde sull'utopia morrisiana. Non può nemmeno sfuggire la pregnanza isotopica della rappresentazione nowheriana del rosso che rimanda in primo luogo a un codice architettonico di matrice gotico-medievale, garantendo così la coerenza e la continuità tematica dell'opera. E indubbio che l'edilizia utopica collochi in primo piano la densità eidetica inscritta nel mattone rosso, quasi a voler comprovare l'importanza associata all'effetto estetico della più nobile fra le arti. Particolare rilievo simbolico assume il cronotopo della casa (rossa) in cui si postula una revisione del datum paesaggistico vittoriano — una forma segnica depositarla dell'ampia prospettiva d'indagine morrisiana o, per dirla con Bachtin, essa si dà come "centro della concretizzazione e dell'incarnazione raffigurativa di tutto il romanzo" . Ed è su questo punto, con forte marca metonimica, che si costruisce cromaticamente la denuncia utopica della degradazione e del tetro squallore della società industriale ora assente nel cosmo nowheriano, ma impresso in maniera indelebile nella mente del time traveller ("he could scarce bring to his mind the shabby (79) London suburb where he was, and he felt as if he were in a pleasant country place — pleasanter, indeed, than the deep country was as he had known it", NN, p. 44). È evidente che, grazie all'iterazione dei lessemi red e brick — il nucleo centrale di questo nesso semantico congiunge l'isotopia del bello a quella della semplicità artistica, manifestata nella resa euforica degli edifici costruiti a misura d'uomo:
L'accento viene posto sul carattere piacevole, confortevole della casa — l'ambiente domestico reca inscritto in sé le tracce di coloro che vi abitano. È quest'ultima dimensione spaziale — quella misurabile dai mattoni rossi, solidi e rustici nel contempo — a conferire un patinatura antica, o più precisamente medievale, che implica un efficace processo di attualizzazione del concetto di bellezza, armonia e piacere estetico. Sia pure in forma indiretta, al lettore viene proposta una Lon(80)dra utopistica, un'alternativa assiologica in reazione allo squallore industriale e al suo grado elevato di inquinamento, in una strategia ben precisa che trova una concreta definizione dialogica nelle parole di David Lodge: "Like many similar novels of ideas [News from Nowhere] is set in the future (though not very far) so that the novelist can set up the terms of his ethical debate with dramatic starkness and without the constraints of social realism" . Con un descrittivismo idealistico, la creazione letteraria di Morris metaforizza e iperrealizza gli elementi naturali che, riverberando il carico emozionale di chi li osserva, mettono in discussione lo stauts quo del setting realistico. Persistente topos della critica vittoriana è proprio quello relativo alla fenomenologia delle nuvole, epitomi disforici dello spazio eterotipico industriale, la cui qualità cromatica veicola il cambiamento dell'universo semantico nowheriano. Quello che risalta ad una lettura più ravvicinata è la connotazione fortemente positiva che investe le nuvole nel Capitolo XXVII ("the clouds high up and light, pearly white, and gleaming, softened by the sun's burning, but did not hide the pale blue in most places, though they seemed to give it height and consistency", NN, p. 204) in cui, in particolare, l'intensa sequenza aggettivale, oltre a collocare tale descrizione sotto il sema della purezza, segnalata dalla concretezza visiva del bianco periato, mostra come la "damp cloud" (NN, p. 176) funzionalizzi una netta antitesi di ordine ecologico con la dimensione reale. Emblematicamente, è proprio nell'ultimo stadio della strutturazione triadica utopica, vale a dire il ritorno alla realtà, che il bianco indice di salubrità viene messo a confronto con il nero opprimente e destabilizzante di una "cloud rolling along to meet me, like a nightmare of my childish days; and for a while I was conscious of nothing else than being in the dark , and whether I was walking, or sitting, or lying down, I could not tell" (81) (NN, p. 228), elevato a istanza suprema di precarietà ontologica. Il parallelismo cromatico delle due tipologie di nuvole s'impone come filtro culturale della nostra percezione del mondo che configura la polarizzazione delle forze del bene e del male, a loro volta esemplificate dall'antitesi bianco/nero. Del resto, qui vale quanto afferma Francesco Marroni:
E ancora più giustamente osserva:
4. Al di là della transcodificazione cromatica operata fin qui, quello che s'impone è la dimensione ideologica di NN che, proprio contro i rischi di disumanizzazione e disidentità, diventa il messaggio cifrato proveniente da un futuro che si costituisce come alternativa critica dei valori e dei significati dell'universo epistemologico dell'Ottocento. Nella sua messa a fuoco dell'analisi sociale Morris non dimentica il lavoro: nel momento in cui la disarmonia della macchina fa luogo alla concezione medievale dell'artigianato, il binomio positvo arte/vita mette a nudo la praticabilità testuale del programma sovversivo nowheriano contro i cliché vittoriani, così come viene ipotizzato da Christopher Shaw: "[...] Morris could calmly repudiate the benefits of the technical (82) rationality and contradict the common-sense expectations of his day" . Sottesa a tutto NN vi è, insomma, l'antitesi tra la macchina e la mano, tra il lavoro commerciale e quello svolto manualmente, riattualizzando il codice edonistico entro cui è inscritta l'equazione creatività=manodopera. In particolare, le parole del vecchio Hammond — insider diegetico indispensabile per via della sua ars memoriae che lo rende testimone del passato storico, colmando i gaps informativi del giovane Guest — con una grande abilità affabulatoria, conferiscono veridicità alla reverie morrisiana mediante un'isotopia della manualità che sottende l'immagine della creazione, del lavoro compiuto al fine di determinare il fenomeno sensoriale del piacere e della bellezza:
Al tempo stesso, va sottolineato come, nella sua definizione di "handwork" in cui "working together is necessary or convenient; [and] often very pleasant" (NN, p. 81), Morris porta a pieno compimento un processo culminante nell'individuazione della mano come agente operoso — il che è possibile grazie all'attualizzazione metonimica che riesce a dimostrare la profondità della sua visione per il tramite della tessitura linguistica tesa a mettere in rilievo il senso del piacere "not as statistical, abstract, and theroetical, but as vivid, experienced, earthy; and unlike the Romantics (except Wordsworth, perhaps), [Morris] does not see pleasure as exotic, bizarre, removed from the ordinary, but as normal" :
Da un'angolazione attanziale, è chiaro che Ellen non appare in questo contesto semplicemente in virtù della funzionalità del suo incarnato abbronzato, ma ella mira a sovvertire la linearità del processo di industrializzazione, assumendo una colorazione psicologica e un ideologema in grado di veicolare al lettore un auspicabile ritorno alla natura, l'unione della vita umana e della vita della natura. Nell'immaginario morrisiano, l'isotopia della mano si trasforma in solenne metafora di creazione di vita, improntata a un'armonia sociale che inverte le priorità di un mondo contemporaneo avulso dal binomio assiologico lavoro/piacere. 5. Sul piano della strutturazione utopica, NN si colloca sotto il segno di una positività iperbolica che, proprio nel rispetto della tecnica del realismo fantastico, risulta perfettamente integrata nell'itinerario etimologico implicante la duplice accezione di eu-topos e ou-topos parimenti alla dimensione classica di Thomas More. Se è vero che il dinamismo topologico morrisiano suggerisce una traiettoria che va dalla città alla campagna, per cui NN può essere letto in chiave di utopia rurale , va anche detto che lo shifting spazio-temporale, dovuto al technical device del sogno, chiama in causa la ricerca di un nuovo orizzonte assiologico in grado di restituire splendore e valore alla vita umana, nei termini di una utopia solare . Si tratta in entrambi i casi di una quest esistenziale modellata su un'ambientazione naturale, secondo un'idea di rigenerazione e purificazione a partire dalle acque del Tamigi che appaiono "sparkling under the sun" (NN, p. 45) e dove "there are salmon, there are likely to be salmon-nets" (NN, p. 47), finanche alla salubrità dell'aria e a una accecante luminosità che fanno di "Nowhere" il non-luogo arcadico privilegiato dell'utopia vittoriana. Come ha acutamente notato Roger Lewis, "[The novel] (85) bestows a power of vision that helps us to see clearly, not just the gulf between the depressing actual world and the ravishing ideal one, but also the possibility of bridging it" . In questo senso, la modellizzazione cromatica, pur postulando una logica simbolica derivante da un processo creativo originale e, a volte, straniante, si colloca strategicamente in sintonia con la compattezza tematica di una descrizione posta sotto la cifra del rinnovamento. Conse-guentemente, i valori espressivi dei colori preraffaelliti (blu, rosso, giallo e verde) infondono linfa vitale alla rappresentazione utopica morrisiana, rivestendo le costanti topologiche e attanziali di una patinatura esteticamente proiettata verso l'eccesso idealistico, tipico del setting utopico. Si pensi nuovamente alla dominante socio-strutturale della casa rossa: "pretty houses [...] of a great red-brick pile of building [...] but so blended together by the bright sun and beautiful surroundings, including the bright blue river, which it looked down upon, that even amidst the beautiful buildings of that new happy time it had a strange charm about it" (NN, p. 170). Pertanto, risulta più che evidente la legge fenomenologica dell'utopia positiva secondo la quale, con grande coerenza poetico-immaginativa, il colore, che sia il rosso dei mattoni o il blu luminoso del fiume, continua a esaltare la bellezza del mondo, a estetizzare il mondo. Dinanzi a quella che sembra una lotta senza speranza, si fa strada la scrittura d'immagini di un sognatore, un idealista che affida alla cromia riflessa di un mondo favolistico l'arduo compito di liberare l'uomo da una impasse esistenziale, per riemergere dal buio dell'abisso industriale. William Morris, News from Nowhere and Other Writings, ed. Clive Wilmer, Harmondsworth, Penguin, 1998. Tutte le citazioni successive faranno riferimento a questa edizione, anteponendo all'indicazione delle pagine la sigla NN. Sul simbolismo morrisiano sono molto interessanti le pagine scritte da John Dixon Hunt, The Pre-Raphaelite Imagination 1848-1900, London, Routledge and Kegan Paul, 1968, pp. 131-136. A proposito dell'occultismo e dell'influenza massonica che la famiglia Rossetti esercitò sulla Brotherhood, e di conseguenza su Morris, si rinvia a C. K. Hyder, "Rossetti's Rose Mary: a Study in the Occult", Victorian Poetry, I (1963), pp. 197-207; John P. McGowan, '"The Bitterness of Things Occult': D. G. Rossetti's Search for the Real", Victorian Poetry, 20, 3, 4 (Autumn-Winter 1982), pp. 45-60. Per un quadro dettagliato della percezione dei colori e sui loro valori simbolicied estetici in chiave goethiana, si rimanda a Lindsay Smith, Victorian Photography,Painting and Poetry. The Enigma of Visibility in Ruskin, Morris and the Pre-Raphaelites,Cambridge, Cambridge University Press, 1995, pp. 198-204. Cfr. Carl Gustav Jung, Psychology and Alchemy, trans. R.F.C. Hull, 2nd ed., London,Routledge, 2000, pp. 229-232. Carl Gustav Jung, Mysterium Coniunctionis: An Inquiry into the Separation and Synthesis of Psychic Opposites in Alchemy, trans. R.F.C. Hull, 2nd ed., Princeton, NJ, Princeton University Press, 1970, p. 554. Si veda in proposito Norman Kelvin, "Morris, the 1890s, and the Problematic Autonomy of Art", Victorian Poetry, 34, 3 (Autumn 1996): "[...] the making of art will become universal because all work done with pleasure — and all work will be done with pleasure — results in art. [...] what is a theme is [Morris's] near equation of the decorative arts with the visual arts in general. And the decorative aspect of objects will have no other purpose than that Walter Pater and Oscar Wilde said they should have — to give pleasure" (p. 426). Cfr. Northrop Frye, Anatomy of Criticism. Four Essays, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 1957, p. 146. Qui vale la pena ricordare quanto osserva G. B. Shaw: "Here, then, was Morris in his blue and bluer shirt, his tossing mane which suggested that his objection to looking-glasses extended to brushes and combs, and his habit, when annoyed by some foolish speaker, of pulling single hairs violently from his moustache and growling 'damned fool!!' [...]" (Citato in Edvige Schulte, Saggi, saghe e utopie nell'opera di William Morris, Napoli, Liguori, 1990, p. 109). Nel Capitolo X leggiamo, significativamente, che l'Inghilterra: "was once a country of clearings amongst the woods and waves, with a few towns interspersed, which were fortresses for the feudal army, markets for the folk, gathering places for the craftsmen. [...] It is now a garden, where nothing is wasted and nothing is spoilt, with the necessary dwellings, sheds, and workshops scattered up and down the country, all trim and neat and pretty" (NN, p. 105). Vita Fortunati, La letteratura utopica inglese. Morfologia e grammatica di un genere letterario, Ravenna, Longo Editore, 1979, p. 141. Sullo statuto linguistico della città eponima, James Buzard ha scritto: "Whereas Samuel Butler's Utopian text Erewhon (1874) had used an anagram of 'Nowhere' to name a distant and and wholly fanciful utopia, Morris's work chooses the most familiar territory possible, inviting readers to envision Nowhere as a Now, Here" ("Ethnography as Interruption: News from Nowhere, Narrative, and the Modern Romance of Authority", Victorian Studies , 40, 3, Spring 1997, p. 453). Giova qui ricordare che nel 1859 Morris si fece costruire dall'amico architetto Philip Webb la Red House, primo esempio di casa moderna, definita da Rossetti "more of a poem than a house". Può essere interessante ricordare una poesia di Alexander Pushkin, "Devils", che, scritta nel 1830, evoca l'immagine disforizzante di nuvole tempestose che oscurano il cielo nei termini di pura negativizzazione della nuvola morrisiana: "Storm-clouds whirl and storm-clouds scurry; / From behind them pale moonlight / Flickers where the snowflakes hurry. / Dark the sky and dark the night". Francesco Marroni, Disarmonie vittoriane. Rivisitazione del canone della narrativa inglese dell'Ottocento, Roma, Carocci, 2002, p. 36. Christopher Shaw, "William Morris and the Division of Labour: The Idea of Work in News from Nowhere", The Journal of the William Morris Society, 9, 3 (Autumn 1991), p. 20. Rowland McMaster, "Tensions in Paradise: Anarchism, Civilization, and Pleasure in Morris's News from Nowhere", English Studies in Canada, 17,1 (March 1991), pp. 82-83. Su Morris e la tematica religiosa vale quanto scrive Alexander MacDonald: "There is no theology, no structure of religious belief, to be derived from the novel. Yet the many religious allusions are not merely 'aesthetic', a comment sometimes made about Pre-Raphaelite use of religious allusion, but reflect an unmistakable spirit of what Carlyle called 'reverence'" ("The Liveliness of News from Nowhere: Structure, Language and Allusion", The Journal of the William Morris Society, 10, 2, Spring 1993, p. 24). HOME · LIFE · ART · WRITING · SOCIAL THOUGHT NEWS/EVENTS · JOIN · THE SOCIETY · CONTACT US LAST UPDATE 28 JAN 2008 · PLEASE REPORT BROKEN LINKS TO WEBMASTER @ MORRISSOCIETY.ORG
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